L’oratorio di San Silvestro, una fake news del medioevo

Roma è una città unica al mondo per tanti motivi (lo ripeto spesso, magari sarò anche di parte ma è così) e uno di questi è che ci si possono trovare luoghi che concentrano in pochissimo spazio l’arte, la storia e la filosofia, e piccoli angoli quasi nascosti che una serie di eventi del tutto eccezionali (ma forse non per una città come Roma) hanno reso crocevia di intere epoche storiche, a volte più di una.

Uno di questi luoghi si trova a due passi dalla Basilica di San Giovanni, più precisamente fra la Basilica e il Colosseo, a chiusura di una stradina che taglia il colle Celio, proprio dietro l’ospedale San Giovanni.

È la Basilica dei SS. Quattro Coronati, che di per sé, fra chiesa e chiostro, meriterebbe già da sola la visita. Ma il luogo davvero straordinario è accessibile imboccando un ingresso subito a destra del primo cortile della chiesa, prima del portico. Il complesso è un convento dove ancora vivono le monache di clausura, e il primo elemento di unicità del luogo ce lo offre proprio una grata aperta nel muro che divide la clausura dal mondo esterno, attraverso la quale dobbiamo parlare con un’ombra che ci concede l’ingresso in cambio di una modesta offerta di pochi euro.

Con questo diritto che sembra quasi esserci concesso da una entità che proviene da un’altra epoca (e forse è proprio così) possiamo finalmente entrare in un luogo misterioso e al tempo stesso di una importanza storica incalcolabile.

È l’Oratorio di San Silvestro.

Con le parole del poeta e scrittore Claudio Rendina, studioso e appassionato della storia della città:

« un ambiente straordinario, un angolo di medioevo, meglio conservato della chiesa stessa »

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E’ una cappella del 1200 (1246) conservata in modo egregio, e contiene un ciclo di affreschi (1248) che rappresentano un rarissimo se non unico esempio di testimonianza storica e di propaganda politica le cui conseguenze hanno cambiato la storia del mondo occidentale (e non solo).

Gli affreschi raccontano la storia di Costantino e Papa Silvestro, della miracolosa guarigione dell’imperatore dopo l’immersione nel fonte battesimale (da cui discende l’intera vicenda della conversione dell’ultimo imperatore romano al Cristianesimo) e soprattutto vi è rappresentata figurativamente la famosa “Donazione di Costantino“, con l’imperatore che consegna la tiara (che diverrà il tipico copricapo regale del Papa Re), l’ombrellino (simbolo dell’imperatore di Roma) e un cavallo al Papa cristiano, e con essi simbolicamente gli consegna il famoso potere temporale che ne farà l’Imperatore della città eterna.

Sono magnifici affreschi in stile bizantino, che molto ricordano le iconografie dei mosaici ravennati, ma che raccontano con stile e pathos narrativo, letteralmente come un fumetto medioevale, gli avvenimenti che portarono alla conversione dell’imperatore e alla conseguente donazione” alla chiesa del potere politico della città (e quindi dell’impero).

Allora come oggi, ciò che “si vede” vale più di qualunque parola, e questi affreschi, voluti da papa Innocenzo IV allora in lotta con l’imperatore Federico II, servirono a ribadire il primato temporale della chiesa romana su qualunque potere politico di altra natura.

E trattandosi di una immagine, chiara e inequivocabile, furono ancor più efficaci dell’altrettanto famoso documento in cui Costantino cedeva i poteri al papa Silvestro, documento che fu poi, secoli dopo, definitivamente smascherato dagli studiosi come un falso costruito ad arte secoli dopo i fatti. Il documento rappresenta uno dei primi e più clamorosi esempi di falso storico dalle conseguenze incalcolabili (basti pensare che il potere temporale del Papa resisterà, con tutto ciò che avrebbe comportato, fino alla breccia di Porta Pia nel 1870. Parliamo quindi di più di seicento anni di storia), e questi affreschi, oltre alla sublime bellezza e all’immenso valore artistico, rappresentano anche uno dei primi e più importanti (sicuramente uno dei più clamorosi) esempi di utilizzo del potere di persuasione delle immagini scientemente indirizzato alla falsificazione della realtà e della storia ad uso di una propaganda politica.

Vediamo allora una per una le scene di questo fantastico film medioevale a cui non manca davvero nulla (personaggi principali e secondari, comparse, messa in scena, scenografie, inquadrature, composizione, montaggio, ritmo narrativo, western, on the road, avventura, sovrannaturale, colpi di scena e simbolismi).

Prima scena: L’imperatore Costantino si ammala di lebbra

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Seconda scena: Costantino malato vede apparire in sogno i santi Pietro e Paolo che gli dicono di rivolgersi a Papa Silvestro

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Terza scena: I delegati dell’imperatore partono per il Monte Soratte (a nord di Roma) per fare visita a Silvestro

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Quarta scena: i delegati salgono sul Monte Soratte e incontrano Silvestro

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Quinta scena: Silvestro dopo la visita dei delegati imperiali rientra a Roma e mostra a Costantino le effigi di San Pietro e Paolo. L’episodio dovrebbe indicare il fatto che anche Silvestro vide apparire in sogno i due santi, contemporaneamente a Costantino, e questo lo convinse di essere chiamato dall’alto ad intervenire per la salvezza dell’imperatore

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Sesta scena: Costantino riceve il battesimo direttamente da Papa Silvestro, e l’acqua benedetta lo guarisce istantaneamente dalla lebbra

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Settima scena: L’imperatore, guarito, siede sul trono e dona a Silvestro i simboli del governo della città eterna. E’ la scena della famosa “donazione”.

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Ottava scena: Papa Silvestro a cavallo, da imperatore, sfila in corteo, accompagnato da Costantino. Inizia il dominio del Papa Re sulla città eterna.

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Sulla parete destra della cappella, meno clamorosi da un punto di vista propagandistico ma altrettanto straordinari per importanza storica e artistica, altri affreschi raccontano altre vicende legate a Silvestro (che resuscita un Toro ucciso da un sacerdote ebreo e che libera Roma dalla minaccia di un drago) e soprattutto la crociata della madre di Costantino, Elena, durante la quale ella ritrova la “vera croce”, cioè la croce dove fu crocefisso il figlio di Dio. L’immagine esplicita visivamente un altro racconto/storia/leggenda di importanza capitale per la storia di Roma e dello stesso imperatore, e si collega ad un’altra chiesa poco distante, che prende il nome proprio dalla straordinaria reliquia contenuta in una sua cappella e riportata a Roma da Elena: Santa Croce in Gerusalemme (che merita da sola una storia a parte che prima o poi racconteremo).

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Per approfondimenti

M. Armellini, Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Roma 1891, p. 500

C. Villa, Rione XIX Celio, in I Rioni di Roma, Newton & Compton Editori 2000, p. 1124-1125

C. Rendina, Le Chiese di Roma, Newton & Compton Editori, Milano 2000, p. 320-322

https://it.wikipedia.org/wiki/Donazione_di_Costantino

una versione di questo articolo è stata pubblicata anche sul blog “I viaggiatori ignoranti

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