“Fu allora che vidi il Pendolo”

Fu allora che vidi il Pendolo.

Con queste parole Umberto Eco iniziò il suo secondo, straordinario romanzo, intitolato proprio “Il Pendolo di Foucault”. Una vertiginosa cavalcata attraverso i complottismi e i misteri veri o presunti della storia dell’umanità, costruita attraverso un artificio narrativo che vede dei colti ma spesso ingenui redattori di una casa editrice impelagarsi in una sorta di “gioco” intellettuale attraverso il quale si divertono a inventare complicati e misteriosi complotti partendo da reali fatti storici fino a scoprire che in molti, più o meno apertamente, ci credono davvero, tanto da diventare persino pericolosi per se stessi e per gli stessi autori inconsapevoli del “gioco”.

Una trama sorprendente e complessa, che in questa epoca brulicante di “complottismi” ai vari livelli si rivela essere stata, come spesso accadde al grande scrittore piemontese, una autentica e clamorosa anticipazione degli anni che stiamo vivendo (Basti pensare che tutto il meccanismo che regola “Il codice Da Vinci” di Dan Brown, clamoroso caso letterario e non solo di inizio millennio, è già raccontato e racchiuso in uno solo dei centoventi paragrafi del romanzo di Eco, scritto nel 1988).

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Riportiamo, giusto per rendere l’idea di quanto Dan Brown non abbia inventato nulla che lo scrittore italiano non avesse già provveduto a “smantellare” quindici anni prima, la citazione presente in testa al paragrafo 66 del romanzo di Umberto Eco:

« Se la nostra ipotesi è esatta, Il Santo Graal… era la stirpe e i discendenti di Gesù, il ‘Sang Real’ di cui erano guardiani i Templari… Nel contempo il Santo Graal doveva essere, alla lettera, il ricettacolo che aveva ricevuto e contenuto il sangue di Gesù. In altre parole doveva essere il grembo della Maddalena. (M. Baigent, R. Leight, H. Lincoln. “The Holy Blood and the Holy Grail” 1982, London, Cape, XIV)»

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Fra le sempre innumerevoli suggestioni e gli infiniti rimandi che ogni scritto di Eco ha sempre portato all’attenzione dei lettori, ci interessa qui raccontare l’elemento che l’autore scelse per il titolo, elemento che all’interno della storia assume significati simbolici e presenza fisica di primaria importanza per tutto lo svolgimento della vicenda.

Chi era Foucault? E di che pendolo si sta parlando?

Si tratta di Jean Bernard Léon Foucault, conosciuto più semplicemente come Léon Foucault, un fisico francese dell’800, nato a Parigi il 18 settembre del 1819 e morto nella stessa capitale francese l’11 febbraio del 1868, a soli 48 anni. Fu un brillante scienziato che si interessò prima alla medicina e poi alla fisica, e con invenzioni ed esperimenti tanto semplici quanto geniali produsse delle dimostrazioni spettacolari di diversi fenomeni fino ad allora conosciuti solo nella teoria.800px-foucault-grey

Nel 1850 riuscì a dimostrare, per mezzo di uno specchio girevole, che la velocità di propagazione della luce nell’aria è maggiore che nell’acqua. Stabilì anche che la velocità della luce varia in maniera inversamente proporzionale all’indice di rifrazione del mezzo nel quale si propaga.

Con uno dei suoi geniali esperimenti, utilizzando opportunamente il cosiddetto specchio di Wheatstone, riuscì a calcolare la velocità della luce, con i mezzi dell’epoca, scostandosi da quella reale accertata quasi un secolo dopo di solo uno 0,6% (ottenne un valore di 298.000.000 metri/sec, ben 10.000.000 metri/sec inferiore al valore comunemente accettato all’epoca. Oggi la velocità della luce è indicata a 299.792.458 metri/sec). Vi riuscì misurando lo scostamento di un raggio di luce dopo che questi aveva colpito un primo specchio curvo, poi un secondo specchio piano che rimandava indietro la luce al primo specchio mentre questo stava ruotando e infine lo rimandava al punto di partenza. La distanza fra il punto da dove era partito il raggio e il punto dove era tornato, in relazione a quanto lo specchio era ruotato nel frattempo, gli fornì la velocità che aveva impiegato il raggio di luce a percorrere avanti e indietro la distanza fra i due specchi.

Molto più complesso a dirlo che a farlo, in realtà, e forse meglio comprensibile con un disegno:

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Ma l’esperimento più spettacolare Foucault lo ideò per una dimostrazione ancora più clamorosa: rendere evidente a tutto il mondo la rotazione del pianeta Terra intorno al suo asse. Nel 1850 la fisica non aveva più dubbio alcuno riguardo alla rotazione terrestre e ai suoi meccanismi, ma non era ancora stato trovato il modo di rendere visibile a tutti, senza ricorrere alle stelle e agli altri pianeti, il fatto apparentemente ovvio che la terra girasse!

Il colpo di genio di Foucault arrivò da una constatazione semplice (come spesso capita per i colpi di genio) riguardante un attributo fondamentale di un oggetto da tutti conosciuto: il pendolo. L’attributo riguardava il suo piano di oscillazione. Si sapeva, anche per semplici esperienze dirette, che qualunque pendolo mantiene inalterato il suo piano di oscillazione (per le proprietà di un sistema inerziale) anche se il suo supporto si muove. È una esperienza che chiunque può fare avendo a disposizione anche un piccolo pendolo con una struttura portante che lo sostenga: se si ruota la struttura alla quale è appeso, il pendolo continua ad oscillare nella stessa direzione. Lavorando su questo principio, fra l’altro, lo stesso Foucault inventò qualche anno dopo il giroscopio, un meccanismo che ormai trova applicazioni in centinaia di apparecchi anche di uso comune.

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Ma l’idea di Foucault nel 1851 fu ancora più grandiosa: se avesse usato come supporto girevole proprio la terra? Per qualunque osservatore, che poggiava sulla terra stessa, sarebbe stato il pendolo a cambiare direzione!

Per poter rendere visibile un simile fenomeno, Foucault aveva bisogno di uno spazio molto grande, un filo molto lungo e un pendolo piuttosto pesante che potesse compiere ampie oscillazioni. La location fu la più adatta e la più spettacolare possibile: il Pantheon di Parigi.

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Il 31 Marzo del 1851 Foucault appese alla volta dell’altissima cupola del Pantheon un gigantesco pendolo con un filo di 67 metri in fondo al quale pendeva una sfera di 28Kg, e lo fece oscillare di continuo per molte ore. In un sistema inerziale, il pendolo avrebbe dovuto continuare ad oscillare sempre nella stessa direzione, ma accadde qualcosa di molto diverso.

Per rendere evidente il movimento, Foucault applicò alla sfera una punta che sfiorava il pavimento senza toccarlo, e fece disporre a terra uno strato di sabbia. I segni lasciati sulla sabbia dalle oscillazioni del pendolo sarebbero stati così ben visibili. Accadde quindi che col passare delle ore il pendolo cominciò a tracciare linee curve, tendendo sempre a deviare verso destra, fino a compiere dopo molte ore un giro completo: il Pantheon, tutti gli spettatori ormai a bocca aperta, Parigi, la Francia, l’Europa e con loro tutta la Terra avevano girato intorno al pendolo, unico punto fermo in tutto il pianeta.

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Diremo ora, per precisione scientifica, che il pendolo avrebbe impiegato un giorno esatto a compiere tutto il giro solo se si fosse trovato posizionato su uno dei due poli. Ad altre latitudini infatti il suo periodo di rotazione cambia in base ad una semplice formula matematica (e al di sotto dell’equatore ruota in senso inverso, cioè “piega” verso sinistra), che comunque non staremo ad illustrare qui. Ci basti sapere che alla latitudine di Parigi impiega (ed impiegò all’epoca) circa 32 ore a compiere un giro completo. Il fenomeno era (ed è tuttora) comunque sensibilmente riscontrabile anche ad intervalli più brevi, perché ogni ora il piano di oscillazione del pendolo (in realtà, come detto, tutta Parigi) si sposta comunque di circa 11 gradi, ed è una variazione ben visibile.

Per capire l’importanza della geniale dimostrazione di Foucault, nonostante la rotazione terrestre fosse all’epoca ben conosciuta ed accettata, riportiamo ciò che scrisse lui stesso sul “Journal des debats” dopo il clamoroso successo del suo “spettacolo”:

“La nozione del movimento della Terra è oggi  talmente diffusa ed ha così vittoriosamente superato l’ambito accademico per diventare un’idea in possesso di tutti, che potrà sembrare inutile cercare di fornirne una nuova prova. Tuttavia, se si considera che i principali argomenti a sostegno di tale movimento sono basati sull’osservazione dei fenomeni celesti, si vorrà forse prestare attenzione al risultato di un esperimento che permette di dimostrare la rotazione terrestre attraverso l’osservazione di un fenomeno prodotto a domicilio, senza gettare un occhio al cielo”

Lui comunque amava gettare gli occhi al cielo, dato che dopo essere stato colpito, nel 1866, da un morbo allora sconosciuto che con tutta probabilità fu una forma di sclerosi (multipla o laterale amiotrofica) una volta perso  l’uso delle gambe e poi quello della parola, da un certo punto in poi si fece montare uno dei suoi specchi (una sua invenzione, che seguiva il moto degli astri) in modo da poter continuare a vedere la volta stellata anche se paralizzato nel letto. Trascorse così, con gli occhi al cielo, l’ultimo periodo della sua vita finché la morte non lo raggiunse nel febbraio del 1868.

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La cosa che forse non tutti immaginano è che tutto ciò che si è appena raccontato è tuttora visibile. Nella volta del Pantheon di Parigi (luogo da visitare anche per le solenni sepolture “laiche” dei più grandi personaggi della storia francese, da Hugo a Voltaire, dai Dumas a Zola, da Rousseau ai Curie) è di nuovo appeso un pendolo tal quale quello di Foucault (appena più moderno, con un meccanismo elettromagnetico, sempre inventato da Léon, che ne perpetua le oscillazioni per evitare che l’attrito dell’aria lo rallenti) e che permette in ogni momento di osservare “dal vivo” il movimento del nostro pianeta. Uno spettacolo indimenticabile che fa rivivere in ogni istante la meraviglia scientifica pensata e messa in scena dal grande scienziato.

E non solo al Pantheon. Il pendolo di Foucault dà mostra della sua meraviglia anche in un altro luogo di Parigi, che è esattamente quello dove Umberto Eco colloca le scene iniziali e finali del suo geniale e monumentale romanzo.

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È la chiesa sconsacrata di Saint-Martin-des-Champs (un ex priorato, la cui struttura originaria risale alle epoche merovinge e carolingie, tanto per restare nell’ambito cospirazionista, e del resto Eco non lo aveva scelto a caso), nel quartiere del Marais. Fa parte del magnifico Conservatoire National des Arts et Métiers, dove è possibile viaggiare nel tempo attraverso le più grandi conquiste tecniche e scientifiche dei secoli passati (dal laboratorio chimico di Lavoisier alle prime macchine da stampa, dal metro alle cineprese dei fratelli Lumiere, dalle prime “macchine volanti” fino ai primi modelli di Ford T), interamente allestito negli edifici del priorato divenuti proprietà dello stato e dedicati alle scienze dal governo rivoluzionario fin dal 1794.

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La chiesa è stata trasformata in un tempio della storia della tecnologia e delle invenzioni umane. Fluttuano appesi dalle volte a crociera i primi aeroplani della storia, stazionano nella navata automobili primordiali che sembrano sempre sul punto di mettersi in moto e partire, svetta al centro della facciata interna una garitta sulla quale si erge un modello in scala della statua della libertà di New York, notoriamente realizzata dallo scultore francese Bartholdi aiutato per le soluzioni tecniche più ardite dall’ingegnere Eiffel (si, proprio quello della torre, naturalmente). E infine, nel transetto, di nuovo lui, il pendolo di Foucault, proprio quello descritto da Eco (che all’epoca del romanzo era anche quello originale) che oscilla all’infinito scivolando sulla sua base e buttando a terra ad ogni passaggio un piccolo birillo diverso, a mostrarci ancora una volta come lui sia fermo,parallelo a se stesso, mentre noi con tutta la chiesa continuiamo inesorabilmente a danzargli intorno.

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È un luogo magico, che il racconto del grande scrittore alessandrino coglie in tutta la sua suggestione per farne teatro del coagularsi di cento eventi storici tramutati dalla fantasia malata degli umani in grandi complotti planetari, fino a precipitare in eventi tragicamente gotici (come le strutture stesse della chiesa) che naturalmente qui non sveleremo.

Una visita imperdibile per qualunque viaggiatore curioso e appassionato di storia e di scienza (e anche l’omonima fermata del metro merita una visita), e altrettanto imperdibile per gli amanti della letteratura.

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E per chi, come il sottoscritto, è anche ammiratore sconfinato del professore piemontese, un autentico universo parallelo che ad ogni ingresso trasmette la sensazione di entrare (letteralmente e letterariamente) in un altro mondo dal quale si riesce ad uscire soltanto dopo aver nuovamente varcato il portale ed essersi allontanati per almeno qualche centinaio di metri, seguendo una Rue o lungo un Boulevard, ma probabilmente senza riuscire del tutto a togliersi dalla mente le parole con cui lo stesso Foucault descriveva il suo pendolo:

« Il fenomeno si svolge con calma; è inevitabile, irresistibile […]. Vedendolo nascere e crescere, ci rendiamo conto che non è in potere dello sperimentatore accelerarlo o rallentarlo […]. Chiunque si trovi in sua presenza […] è indotto a riflettere e tacere per qualche secondo, e in generale ne ricava un senso più forte e intenso della nostra incessante mobilità nello spazio. »

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Note per i viaggiatori interessati: oltre alle due parigine menzionate nell’articolo, ci sono nel mondo molte altre versioni del Pendolo di Foucault visibili ai visitatori. A solo titolo di esempio cito:

Palazzo della Ragione di Padova (Italia)
Museo delle Scienze della Ciudad de las Artes y las Ciencias di Valencia (Spagna)
Franklin Institute di Philadelfia (Pennsylvania, USA)

Jean Bernard Léon Foucault (Parigi,  18 settembre 1819 – Parigi, 11 febbraio 1868)

Umberto Eco (Alessandria, 5 gennaio 1932 – Milano, 19 febbraio 2016)

Il pendolo di Foucault (prima edizione 1988, Bompiani)

https://it.wikipedia.org/wiki/Pendolo_di_Foucault

https://it.wikipedia.org/wiki/L%C3%A9on_Foucault

http://www.cnam.fr/

4 pensieri riguardo ““Fu allora che vidi il Pendolo”

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