La villa del bambino urlante e altri delitti

Come spesso ci accade, ci piace scovare i luoghi resi famosi, o anche semplicemente “curiosi”, dal loro utilizzo in romanzi o film. Un po’ come tornare sul luogo del delitto dopo che qualcuno, più bravo e famoso di noi, ha reso quei luoghi particolari. In questo caso non si tratta di un solo luogo, ma di vari luoghi del delitto. È così che qualche anno fa, visitando Torino, si è approfittato per visitarne alcuni, in particolare quelli scelti da Dario Argento per il suo capolavoro thriller “Profondo Rosso”, del 1975.

Prima fra tutti, inevitabilmente, quella che nel film è chiamata “la villa del bambino urlante”, collocata dalla finzione cinematografica nei dintorni di Roma, ma che nella realtà si trova appunto sulle colline del capoluogo piemontese, a poche centinaia di metri dal Po e dal centro della città.

Scrissi una volta di lei: “…, quella villa, abbandonata ma custode di un segreto terribile, diventa per una parte importante del film assoluta protagonista, ed anche le musiche ineguagliabili di Gaslini e dei Goblin le assegnano un tema jazz-blues appositamente dedicato. La fanno vivere, muoversi, vibrare, e in qualche modo anche reagire ai tentativi di portare alla luce il suo mistero inconfessabile.”

Nel film appare abbandonata, ma in realtà era abitata anche negli anni settanta quando vi venne girato il film. Morto il proprietario che la fece costruire ospitò infatti a lungo un collegio femminile gestito dalle Suore della Redenzione, che per il periodo delle riprese furono mandate (suore e ragazze) in villeggiatura a Rimini a spese della produzione. 

Chissà se dissero davvero alle suore soggetto del film e utilizzo che avrebbero fatto degli ambienti dove loro normalmente risiedevano, c’è da chiedersi se sapendolo avrebbero mai concesso l’utilizzo di quel luogo per scopi così inquietanti e poco edificanti.
Come spesso accade per i luoghi scelti dal cinema, la costruzione è notevole sotto molti aspetti. Costruita su incarico dell’industriale Alfonso Scott nel 1902 su progetto di Pietro Fenoglio (uno degli architetti italiani più importanti della corrente Liberty) con la collaborazione di Gottardo Gussoni, è un esempio spettacolare di Liberty italiano, con una struttura complessa e movimentata, scalinate e incroci di piani e prospettive quasi a ricordare le architetture di Escher, ma a linee curve. Richiami neobarocchi e esplicite ispirazioni all’art-nouveau nordeuropea ne modellano bovindi e straordinarie finestre dove il dominio di ellissi e spirali di richiamo floreale ammorbidiscono la visione aumentandone però da ogni angolo la complessità (e, inutile negarlo, anche un certo senso di inquietudine).

Questo capolavoro “vivente” è stato acquistato da privati all’inizio del nuovo millennio, e restaurato con competenza ed attenzione. Essendo ormai una residenza privata non è quindi più visitabile, ahimè, però lo splendido stato di conservazione e la vista dall’esterno, circondata e protetta da un altrettanto magnifico parco-giardino, sono sufficienti a rendere il giusto omaggio al talento dell’architetto Fenoglio che la concepì e a quello del regista Argento che la scelse per materializzare i suoi incubi e per farli diventare anche i nostri.

La visita torinese ci ha permesso poi di proseguire sulle tracce dell’assassino, perché Argento utilizzò anche un altro luogo della città per alcune scene cruciali, e questo ci permette anche di fare una delle tante possibili “chiusure del cerchio”, soddisfacendo anche una delle passioni di questo blog, quella che cerca di accostare e mettere insieme architettura, cinema, fotografia e pittura. 
Piazza C.L.N. , in pieno centro, con le sue fontane dalle enormi statue allegoriche dei fiumi (in particolare il Po) e i suoi portici e colonnati squadrati fa da scenario a molte scene del film. Il protagonista Mark (David Hemmings) vi abita e vi svolge diversi dialoghi importanti con il suo amico pianista Carlo (Gabriele Lavia).  E soprattutto proprio in quel palazzo si svolge il primo orribile omicidio che scatena tutto l’intreccio. Mark lo vede proprio dalla strada in una delle finestre affacciate sui portici. 

L’utilizzo che fa Dario Argento di quella piazza ha molti incroci e riferimenti pittorici. Anzitutto De Chirico, del quale riproduce, semplicemente inquadrando la piazza in modo adeguato, le architetture e il senso di solitudine di alcuni suoi tipiche composizioni metafisiche.

Infine, sempre sulla piazza, c’è anche il bar notturno dove Carlo suona il piano. Il Bar non esiste e non è mai esistito, lo fece costruire apposta Dario Argento per il film. 

Ma così come per la casa di Psycho Alfred Hitchcock si ispirò probabilmente ad una casa ritratta in un famoso quadro di Edward Hopper, così Argento in questo caso fece ricostruire il bar incastrato sotto i portici torinesi ricreando esplicitamente struttura e luci di un altro ancor più famoso quadro di Hopper: “Nighthawks”,  del 1942.

Il nome inventato per il film, “Blue bar”, con la parola “blue” ad indicare sia il colore che il significato musicale del termine “Blues” alludendo anche ad un particolare sentimento di tristezza e malinconia,  pensiamo sarebbe piaciuto anche a Hopper.

Chiudiamo il piccolo viaggio con una location che si trova in tutt’altra città. In effetti, una delle trovate abbastanza geniali di Dario Argento fu di saltare (in alcuni momenti in modo anche piuttosto vertiginoso) da una città ad un altra anche nell’ambito della stessa scena, contribuendo così ad un effetto straniante che riproduceva nella storia una città nei fatti inesistente, quasi astratta (anche se la storia è esplicitamente ambientata a Roma). Le location del film sono in effetti quasi equanimemente distribuite fra Roma e Torino (come abbiamo visto, dal capoluogo piemontese vengono la villa, la piazza e la casa del protagonista, e anche il Teatro delle prime scene e altri dettagli, ma tutte romane sono le ambientazioni nel mausoleo di Santa Costanza, quando suona l’orchestrina jazz, la scuola “Leonardo da Vinci” che è in realtà il liceo Mamiani, perfino la casa del custode della villa, nonostante la Villa sia a Torino, e così via) con addirittura una puntata a Perugia (la scena diurna nel cimitero ai funerali della prima vittima).

Fra le location romane c’è la casa “in campagna” della scrittrice Amanda Righetti (Giuliana Calandra), personaggio cruciale per lo svolgimento dell’intreccio essendo studiosa di tradizioni popolari e avendo scritto un libro che parla proprio della “villa del bambino urlante”. Inutile dire che sarà oggetto di attenzioni da parte di chi sta investigando, e ovviamente da parte dell’assassino.

La casa utilizzata per le riprese, isolata fuori città, si trova ancora quasi identica salvo qualche elemento inevitabilmente più “moderno”, in via della Giustiniana, poco fuori dal raccordo. All’epoca del film era veramente sola in mezzo alla campagna, e una ripresa dall’alto ce la mostra appositamente per darci un’idea della situazione di isolamento che costituirà un ovvio motivo di ansia e pericolo per le scene che seguono. Oggi la zona è decisamente più urbanizzata ma non così tanto da non restituire ancora il senso di inquietudine che il film è riuscito a comunicare.


Profondo Rosso (1975)

Regia di Dario Argento

Con:

David Hemmings: Marcus Daly

Daria Nicolodi: Gianna Brezzi

Gabriele Lavia: Carlo

Macha Méril: Helga Ulmann

Eros Pagni: commissario Calcabrini

Giuliana Calandra: Amanda Righetti

Piero Mazzinghi: signor Mario Bardi

Glauco Mauri: professor Giordani

Clara Calamai: madre di Carlo

Geraldine Hooper: Massimo Ricci

Liana Del Balzo: Elvira, governante di Amanda Righetti

Furio Meniconi: Rodi, il custode della villa

Nicoletta Elmi: Olga, figlia di Rodi


Una versione di questo racconto è già stata pubblicata su La Kasa Imperfetta

4 pensieri riguardo “La villa del bambino urlante e altri delitti

  1. Piazza CLN fa venire i brividi ogni volta che la vedo, ed è quasi impossibile non fermarsi imbambolato qualche minuto a guardare quella finestra nella vana attesa di veder affacciarsi una sensitiva! Villa Scotto sono andato invece apposta a cercarla tempo fa (credo di averne anche postato qualche foto sul blog a suo tempo) e non è stato assolutamente facile da individuare per via della folta vegetazione che ormai la nasconde alla vista dei curiosi e per via del fatto che, essendo stato invertito il senso unico rispetto ai tempi delle riprese, quando ci passi davanti non te ne accorgi e in un attimo te la sei già lasciata alle spalle (occorre quindi pure trovare un impossibile parcheggio anche per una sola occhiata).
    Stupende anche, scusa l’off-topic, le location di Suspiria, che ho avuto modo di visitare nel corso di un paio di passaggi a Firburgo e a Monaco…

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    1. Io infatti, in visita a Torino qualche anno fa, arrivai a Villa Scott a piedi salendo per la collina (molto suggestivo tra l’altro arrivarci in quel modo). Concordo con Suspiria, in particolare la piazza di Monaco (vorrei riuscire ad andarci una volta a vederla e fotografarla di notte). Ritengo tutt’oggi le location di Profondo rosso le più azzeccate e geniali dell’intera carriera di Dario Argento (che purtroppo andando avanti con gli anni è molto scaduto)

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