L’immagine raccontata: la pesca del falco

Ci sono dei momenti che per un fotografo valgono migliaia di scatti.

In particolare, quando si fanno fotografie naturalistiche, ci sono quei momenti in cui un animale selvatico appare per qualche attimo nel nostro campo visivo, si esibisce in qualche movimento o comportamento particolarmente significativo (e fotogenico) per poi sparire un attimo dopo veloce come è apparso.

Sono quegli attimi, davvero fuggenti, nei quali si concretizza tutta l’attesa paziente che ci ha tenuti magari appostati nello stesso luogo per qualche ora, e nei quali si concentra tutta l’adrenalina e tutta la capacità del fotografo di cogliere quei pochi istanti per immortalarli in uno scatto degno di nota.

Difficile raccontare davvero cosa si prova in quegli attimi, la bellezza dello spettacolo che si presenta rapido e fuggevole davanti ai nostri occhi deve essere immediatamente filtrato da movimenti rapidi e senza possibilità di errore, e dagli strumenti fotografici che occorre istantaneamente frapporre fra noi e l’oggetto della visione. Occorre prendere posizione, portare la fotocamera (e il relativo obiettivo, per questo genere di foto quasi sempre lungo e pesante, da tenere in equilibrio con il giusto esercizio e conoscenza dello strumento) all’occhio, cercare quasi istintivamente il soggetto (che nel frattempo si muove, solitamente veloce) nel mirino, mettere a fuoco, iniziare a scattare e nel frattempo seguirlo cercando di indovinare e anticipare i suoi movimenti, perché basta pochissimo, nel campo ristretto che si sta inquadrando con un teleobiettivo, perderlo e non riuscire a reinquadrarlo più.

Se poi il soggetto è un uccello, le difficoltà si moltiplicano, perché il soggetto si può muovere non solo in orizzontale, ma anche in verticale, girare, virare rapidamente, picchiare o rialzarsi per diventare improvvisamente troppo lontano o fuori dal campo visivo.

Molto spesso il risultato di queste operazioni sono foto mosse, sfocate, o tagliate male perché nel momento dello scatto il volatile si era già spostato un po’ più in là, o un po’ più sopra o sotto, e magari finisce per avere un’ala tagliata, o tutto o in parte male inquadrato. A volte invece si riesce a tenerlo bene in quadro, e soprattutto ad anticipare di quella giusta frazione di secondo i suoi movimenti in modo da tenerlo sempre nel quadro. In questo è davvero fondamentale l’esperienza e la conoscenza del comportamento degli animali, averli osservati tante volte ci può dare per istinto la giusta intuizione su cosa faranno e come si muoveranno.

In questa storia, l’appostamento è un apposito capanno di osservazione (Oasi WWF Lago di Alviano, Umbria, dotata di capanni splendidamente attrezzati e manutenuti). Come accade più spesso di quanto si pensi, lo “show” arriva quasi a fine giornata, proprio quando si sta per cominciare a pensare “un altro po’ e poi vado via“.

Il protagonista è un Falco di palude. Una femmina, come indica chiaramente il suo piumaggio (è uno dei pochi rapaci dove maschio e femmina si distinguono nettamente per dimensioni e livrea). Il suo arrivo è stato “denunciato” da una serie di brevi urla stridenti di una folaga che covava sul suo nido a bordo del canneto. Ma il falco non era lì per lei, anche se per un attimo è sembrato dirigersi verso il suo nido. In realtà si è esibito in un breve cerchio sopra lo specchio d’acqua (durante il quale ho iniziato a inquadrarlo) e poi è sceso in picchiata proprio davanti alla postazione da me momentaneamente occupata evidentemente attirato da un pesce (Una dose di fortuna, per questi scatti, è un elemento fondamentale. Non è mai sufficiente da sola, ma senza è impossibile ottenere qualcosa di buono)

Il predatore è sceso ad ali spiegate, frenando la sua corsa, e protendendo in avanti le zampe. Per un brevissimo attimo è rimasto quasi sospeso in aria sfiorando con gli artigli il pelo dell’acqua, e poi ha affondato una zampa nello stagno per afferrare il pesce. L’attimo dopo le grandi ali hanno spinto di nuovo con forza verso il basso per riprendere quota, e con tre battiti si è allontanato con la preda ancora guizzante ben stretta nell’artiglio.

Davvero uno spettacolo straordinario, durato in tutto forse 5 o 6 secondi.

Per tutto il tempo, ovviamente, mentre lo seguivo il pulsante di scatto è rimasto premuto fissando una sequenza di istantanee del suo movimento.

Di tutta la sequenza (quasi miracolosamente uscita composta da tutte buone immagini), la migliore alla fine è risultata questa.



Senza dubbio non si poteva chiedere di meglio. L’attimo sospeso in cui si sta risollevando, il pesce ben visibile nella sua zampa sinistra, le ali ben spiegate, la coda tesa, e l’inconfondibile testa da rapace con il tipico sguardo tranquillo e spietato (che in quel preciso attimo sembra anche aver quasi “visto” il fotografo).

Questa di seguito è l’intera “sequenza” della pesca.



Che poi come faccio spesso mi sono “divertito” anche a montare in una unica immagine, che ritengo serva bene a rendere l’idea dell’azione e del piccolo “dramma” consumatosi (e immortalato dall’indiscreto fotografo) in quello specchio d’acqua.



Falco di Palude – ♀
(Circus aeruginosus)

Oasi Lago di Alviano

2 Maggio 2021


In appendice: lo scatto è stato anche apprezzato da GEO, la nota trasmissione RAI dedicata alla natura e all’ambiente, che l’ha pubblicata sulla sua pagina Facebook:


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