Blow-up con il falco

Qualche tempo fa abbiamo pubblicato e raccontato delle foto scattate ad un Falco di Palude (circus aeruginosus) intento a pescare nella magnifica Oasi WWF Lago di Alviano. Torniamo sul luogo del delitto perché la stessa specie di uccello, questa volta un giovane maschio, si è a sua volta esibito in una performance che ha avuto una interessante coda investigativa.

Come al solito appostato in un capanno ben nascosto fra i canneti, ho visto arrivare questo splendido rapace evidentemente alla ricerca di prede (volava basso con lo sguardo fisso verso il terreno).

L’ho ovviamente puntato e seguito continuando a scattare tutta la sequenza.

Ad un certo punto il rapace ha effettuato una spettacolare virata, momento nel quale ho anche avuto modo di effettuare i due scatti più belli della giornata.

A quel punto il predatore è sceso rapidamente in mezzo ai cespugli, scomparendo alla mia vista e a quella del mio obiettivo. Si capiva comunque che lì dietro stava cercando di prendere qualcosa, tant’è che dopo qualche secondo è risalito battendo le ali e portando via fra gli artigli un non meglio definito malloppo di foglie e ramoscelli.

Sul momento non sono riuscito a capire cosa avesse preso, era comunque abbastanza lontano e tutta la scena è durata qualche secondo. Pensavo anche potesse aver fatto “cilecca“, anche se mi sembrava strano si fosse portato via quello scomodo peso se non ci fosse stato qualcosa di “utile”.

Solo una volta tornato a casa ho potuto guardare con calma le immagini. Per i cinefili si è trattato di una versione ornitologica di “Blow-up” di Michelangelo Antonioni, trasportato in una camera oscura “digitale”. Ho lavorato un po’ sui toni e sulle luci/ombre per rendere più evidenti le forme del bottino, che tra l’altro era anche reso leggermente mosso dalla rapidità di azione del falco. E poi naturalmente ho ingrandito varie volte l’oggetto di indagine (appunto, “blow-up“).

Sottoponendo poi ad alcuni amici che hanno occhio lungo e conoscenze adeguate (ringrazio in particolare Enrico e Leonardo Ancillotto che per primi, via WhatsApp, hanno indirizzato l’indagine verso la giusta direzione) si è fatta strada l’ipotesi più plausibile. Quello sbaffo arancione che spunta dal groviglio di rami e foglie poteva essere una coda di un moscardino.

Il moscardino è un piccolissimo topolino selvatico di un magnifico colore dorato che abita i nostri boschi. Costruisce anche dei nidi fra i cespugli, ed quindi possibile che l’abile predatore non solo abbia puntato un moscardino cogliendone i movimenti e poi piombando su di esso artigliando lui e tutto ciò che aveva intorno, ma che addirittura possa aver preso un intero nido.

Su questo rimangono dubbi, così come non si può essere certi che non si trattasse magari di uno scoiattolo, anche se in questo caso il colore sembrerebbe troppo chiaro.

In ogni caso, gli ingrandimenti hanno portato ad evidenziare non solo la coda abbastanza ben definita ma anche una zampina del malcapitato roditore. Pochi dubbi ormai che il falco abbia fatto centro e si sia portato via una preda di un certo prestigio.

L’ipotesi investigativa, corredata dalle prove fotografiche, è stata sottoposta a diversi osservatori ed altri fotografi appassionati del genere che l’hanno confermata (pur restando qualche dubbio per la dimensione e per la coda forse troppo folta, effetto che però potrebbe essere anche dovuto al movimento). Fra le conferme, una particolarmente gradita è arrivata da una ricercatrice (di cui non cito il nome non avendo ancora autorizzazione in merito), che ha gentilmente commentato:

Complimenti all’investigatore Borgogno Alessandro, è la curiosità che alimenta la conoscenza. Provvedo ad archiviare nelle banche dati dell’Osservatorio Faunistico Regionale anche il Moscardino. Grazie per avere comunicato il rilevamento!

confermandomi che l’indagine non è stata una perdita di tempo e nemmeno un semplice divertissement da fissati della materia 🙂

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