L’immagine raccontata:«Francesco! Francesco!»

L’invocazione del titolo è quella pronunciata, con grida di disperazione, dalla grandissima Anna Magnani in una delle scene più famose della storia del cinema, in quel “Roma città aperta” di Roberto Rossellini, quando Pina (il suo personaggio) nel vedere il suo uomo portato via dalle SS dopo una retata nel palazzo dove lei vive e dove lui si nascondeva, si divincola dalla stretta delle guardie e insegue in strada il camion, per essere poi spietatamente abbattuta da una raffica di mitra.

La scena è giustamente iconica: la sua corsa, le sue grida, il dinamismo della scena e della camera che la segue lateralmente in uno stacco di montaggio, la simmetria dell’inquadratura presa dal camion che si allontana mentre lei lo insegue per poi crollare a terra sotto i colpi del mitra, il successivo accorrere del bambino e poi del prete (Aldo Fabrizi), che lo solleva di peso per staccarlo dal cadavere della madre. Tutto è perfetto, nella sua rapidità, incisività, costruzione compositiva e tempistica del montaggio.

Quello che però qui voglio raccontare è la storia di un’altra immagine.

Un’immagine direttamente derivata da quella storica scena, di quelle immagini che io spesso vado a ricercare nella mia, già varie volte esternata, insana passione per le location cinematografiche, e che poi ha avuto una sua vita autonoma e del tutto particolare che l’ha portata infine a diventare parte di un bellissimo spettacolo teatrale.

Sono sentieri che mi sembra valga la pena di narrare, perché non capita spesso di percorrerli.

Il posto dove è stata girata la scena è ben conosciuto dai cinefili, ma trovandosi in una strada apparentemente anonima del Prenestino (via Raimondo Montecuccoli), oggi anche sovrastata dal cavalcavia della tangenziale est (nello stesso tratto della famosa scena di Fantozzi che prende al volo l’autobus scendendo dal balcone di casa), non è un luogo di particolare attrazione se non, appunto, per i cinefili. Io stesso, pur vivendo da sempre a Roma ed anche piuttosto vicino al luogo, sono andato a vederlo e a fotografarlo soltanto pochi anni fa.

L’effetto è straniante ed emozionante al tempo stesso. La strada è sostanzialmente uguale a com’era nel 1945 e così anche il palazzo (dove furono girate molte altre scene del film). La differenza più evidente è ovviamente rappresentata dal numero di automobili parcheggiate, spesso anche in doppia fila, ma per il resto è cambiato assai poco, e la prospettiva della famosa scena non è granché disturbata nel suo punto di fuga, perché ora come allora è chiusa dalla ferrovia che scorre parallela alla Via Prenestina (ora in più ci sono i pali delle linee elettriche).

Anche il portone è ben riconoscibile, in particolare per le modanature in pietra della sua cornice, sostanzialmente identiche ad oggi.

Effettuata questa breve visita e realizzata questa altrettanto breve documentazione fotografica, ho poi sovrapposto le immagini, come mi diverto a fare ogni tanto, per rendere più riconoscibili i luoghi e al tempo stesso evidenziarne i contrasti.



Quest’ultima, naturalmente la più “spettacolare”, ho anche provato a convertirla tutta nel bianco e nero della pellicola neorealista, ma devo dire che ai miei occhi il contrasto fra il colore dell’oggi e il bicromatismo di allora resta il più efficace.

A questo punto della storia interviene la mia amica Luana Petrucci, che i frequentatori di questo blog hanno già conosciuto per l’intervista sulla fotografia che ebbe la cortesia di farmi, e che, come detto anche in quella occasione, fra le sue mille attività scrive, produce, mette in scena e interpreta anche magnifici spettacoli teatrali.

Insomma, arriva il momento in cui Luana sta immaginando e mettendo mano ad un testo teatrale dedicato proprio ad Anna Magnani. Sarà, mi anticipa, un racconto della sua ultima notte, dove la grande attrice ormai sfinita dalla malattia e da una vita intensamente vissuta, ricorderà i momenti salienti, le svolte della sua carriera e della sua vita sentimentale, e dialogherà con lo spirito stesso della settima arte e con altri personaggi sempre in bilico fra il reale e il simbolico.

Accade anche che, nel parlarne, le suggerisco di prendere in considerazione la canzone dell’altro mio amico Edoardo De Angelis, che era appena stata pubblicata con il suo nuovo CD, e che era proprio ispirata alla grande attrice romana: Anna è un nome bellissimo.

Inutile dire che tutto questo convergere di passioni, talenti e poesia doveva necessariamente prendere forma e venire alla luce, e così infatti è stato. Con un ritardo di almeno due anni dovuto alla improvvisa e imprevista pandemia di COVID-19 (con lo scattare del primo lockdown a pochissimi giorni dalla Prima dello spettacolo), finalmente il 15 Ottobre 2022Solo per Amore – L’ultima notte di Anna Magnani” ha debuttato sul palco di un teatro, davanti a un pubblico partecipe e inevitabilmente commosso.

Inevitabilmente, dico, per la qualità del testo, per la sorprendente interpretazione di Daniela Rosci, una Anna Magnani perfetta nell’aspetto e nella voce, ma soprattutto nello spirito e nell’anima, per gli altrettanto splendidi attori con lei sul palco, Salvatore Tosto, Lisa Bertinaria e la stessa Luana (nientepopodimeno che nei panni della settima arte).

Io naturalmente ero lì, in prima fila, a godermi lo spettacolo e anche a documentarlo come di consueto con la mia fotocamera. A fianco a me, Edoardo De Angelis che, con la sua consueta generosità, ha volentieri acconsentito all’utilizzo della sua canzone nei titoli di coda dello spettacolo, e che ha anche regalato al pubblico della prima serata la sua partecipazione finale sul palco, incantandolo con alcune delle sue canzoni d’autore.

Una serata magica sotto tutti i punti di vista (ma le sorprese non finiscono qui).

Ma il motivo vero di questo racconto (che come dice il titolo, è dedicato ad una immagine) è dovuto al fatto che proprio quella fotografia dove si fondono l’oggi e l’allora di quella strada di Roma, è stata presa da Luana, portata nello spettacolo e nel testo, e trasformata non soltanto in un elemento scenografico e visivo, ma anche in uno dei passaggi narrativi del suo racconto (e questo, per un fotografo-narratore per di più appassionato di cinema, è davvero una delle massime soddisfazioni possibili).

Nel momento in cui i personaggi sul palco rievocano la performance dell’attrice in quella famosa scena, appare infatti proprio la mia foto, e Nannarella (cioè Daniela, ma la distinzione non esiste) la commenta con queste parole:

«Dovevamo raccontarle quelle cose tremende. Era un dovere.»

(indica l’immagine che compare sul fondo).

«Quella strada è così. Guarda come era ieri e com’è oggi!
Lo guardi e non ti puoi immaginare quello che è successo in questa città!
Quello che ci hanno fatto quei delinquenti!
Il cinema deve essere pure di denuncia, non ti può dare solo divertimento!
»

La mia “recensione” a caldo dopo lo spettacolo

Per Amore – L’ultima notte di Anna Magnani
Scritto e diretto da Luana M. Petrucci
Daniela Rosci
Salvatore Tosto
Luana M. Petrucci
Lisa Bertinara

Anna è un nome bellissimo
Parole e musica di Edoardo De Angelis
Album: NuoveCanzoni
Ed. Il Cantautore necessario

Roma città aperta
1945
Regia di Roberto Rossellini
con Anna Magnani
Aldo Fabrizi
Marcello Pagliero
Francesco Grandjacquet

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