Natìo borgo selvaggio

Non avevo ancora mai visitato Recanati, ma avevo sempre un desiderio latente che proveniva, oltre che dagli studi e dall’immaginario letterario Leopardiano accumulato negli anni, dal racconto di una visita fatta da mia madre in gioventù, della quale parlava sempre con emozione e trasporto.

Così nel 2015 finalmente mi sono deciso e sono andato per qualche giorno, in solitaria, con il preciso intento di immergermi, per quanto sia possibile al giorno d’oggi, nelle atmosfere ottocentesche del natìo borgo selvaggio del nostro più grande poeta moderno.

Devo dire che la visita non deluse le aspettative e, probabilmente complici anche le passeggiate solitarie in un periodo dell’anno poco turistico, l’assonanza fra ciò che ho visto e attraversato e il mondo poetico di Giacomo Leopardi è stata pressoché totale.

Da quella prima visita ci sono già tornato più volte, di recente anche approffittando della nuova apertura al pubblico di altre parti di Casa Leopardi comprese le stanze da letto di Giacomo e di suo fratello, e devo dire che il fascino e la bellezza dei luoghi e delle loro evocazioni poetiche si rinnova sempre puntualmente.

Per me, visitando luoghi di questo genere, è inevitabile cercare anche di documentare fotograficamente ciò che vedo e soprattutto ciò che la visita mi trasmette.

Altrettanto inevitabile, per chi tenta di raccontare qualcosa con le immagini, cercare una chiave di lettura che dia a quei vicoli, quei palazzi e quegli scorci la personalità che i versi immortali gli hanno cucito addosso fino a trasformarli in valori globali e universali.

L’interpretazione può avvenire in molti modi, ma ce ne sono almeno due principali, molto diversi fra loro: o si reinterpreta in termini contemporanei il mondo leopardiano giocando sui contrasti, oppure ci si accosta ad esso come quando si rilegge o si interpreta un classico nel modo più fedele e rispettoso possibile.

Ho, quasi inevitabilmente, scelto la seconda strada.

Dico inevitabilmente perché è stata una strada quasi imposta dai luoghi e dalle visite. Ho trovato talmente forte e penetrante l’identificazione di alcuni scorci con i versi ancora ricordati a memoria (e comunque spesso citati proprio lungo le strade del borgo), che in molti casi sono affiorati prima ancora di fare click, vuoi perché alcuni angoli sono proprio fisicamente quelli descritti dal poeta, vuoi perché altri ne evocavano comunque in modo inequivocabile il suono e il senso.

Partendo quindi, e non poteva essere altrimenti, con la guida sicura e decisa dei versi de “L’infinito” (probabilmente la più bella poesia mai concepita e scritta da essere umano), il girovagare un po’ flâneur per le strade di Recanati si trasforma quasi sempre, e rapidamente, in un continuo chiamarsi fra immaginioggettiinquadraturetagli di luce e paroleversi, rime del poeta.

E quindi, come tali, le ho rimesse in fila per esporle qui.

Buon viaggio.


Sempre caro mi fu quest’ermo colle


e questa siepe, che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.


Viene il vento recando il suon dell’ora


D’in su la vetta della torre antica, passero solitario, alla campagna cantando vai finché non more il giorno


e tornan l’ombre giù da’ colli e da’ tetti,


Natìo borgo selvaggio


Sul paterno giardino


Di questo albergo ove abitai fanciullo


nella chiusa bottega


L’artigiano a mirar l’umido cielo


risorge il romorio, torna il lavoro usato.


Quella loggia colà, volta agli estremi


i fanciulli gridando su la piazzuola in frotta qua e là saltando, fanno un lieto romore


Io, solitario in questa rimota parte


In queste sale antiche, al chiaror delle nevi, intorno a queste ampie finestre sibilando il vento


Tutto è pace e silenzio, e tutto posa il mondo, e più di lor non si ragiona


Ahi! ma qualvolta a voi ripenso, o mie speranze antiche, ed a quel caro immaginar mio primo;


Vaghe stelle dell’Orsa


Ma, sedendo e mirando, interminati spazi di lá da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete


Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare



Appendice pittorica: dall’ultima immagine di questo reportage, scattata nelle campagne intorno a Recanati, il maestro Raffaele Ciccaleni ha voluto farmi il regalo di trarne ispirazione per uno dei suoi magnifici acquarelli:


I versi citati sono tratti da:
L’infinito
Le Ricordanze
Il Passero solitario
Il Sabato del Villaggio
La quiete dopo la tempesta

La sera del dì di festa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...