L(e) immagin(i) raccontat(e): Yosemite, omaggio ad Ansel Adams

Ansel Adams (1902-1984) è stato uno dei più grandi fotografi di sempre.

Nato a San Francisco, riceve in regalo la sua prima macchina fotografica a 14 anni, e da quel momento la passione per la fotografia e per la natura, con un approccio ambientalista ante-litteram, non lo abbandoneranno più per il resto della vita.

È stato l’inventore del “sistema zonale” (verso il quale sono debitori ancora oggi tutti i nostri programmi di sviluppo ed elaborazione delle immagini) creatore del gruppo f/64 insieme ad altri grandi fotografi, caratterizzato dalla ricerca spasmodica della profondità di campo più spinta, e probabilmente uno dei più grandi studiosi e sperimentatori riguardo all’infinito tema del paesaggio.

Complici proprio i primi scatti con la sua prima fotocamera in quel fatale viaggio con i suoi genitori, si innamorò (impazzì letteralmente) per il parco di Yosemite, sul massiccio della Sierra Nevada Californiana.

Una valle glaciale da manuale di geografia, una delle primissime zone protette degli Stati Uniti e all’epoca ancora poco conosciuta.

Ci passò praticamente gran parte della vita, esplorando e fotografando i panorami di quella valle in tutte le stagioni e in tutte le condizioni atmosferiche (con una maniacalità degna delle Ninfee di Monet). 

Al di là delle sue foto straordinarie, per gran parte della mia, di vita, ho considerato questa sua fissazione un po’ una mania personale, di certo comprensibile ma forse anche un po’ esagerata.

Poi invece, nel 2011, facendo un viaggio nell’ovest degli Stati Uniti, sono stato a Yosemite.

E l’ho capito.


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